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Michela una vita da sottomessa Atto 24


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
02.08.2025    |    6.726    |    4 9.3
"“Sfonda, più forte!” urlo, il piacere che si mescola al dolore, gli anelli ai capezzoli che tintinnano, la barretta al clitoride che strofina, un fuoco che mi consuma..."
L’autunno milanese è un morso freddo che si insinua sotto il soprabito bianco, l’odore di nebbia umida e caffè amaro che mi accoglie mentre esco di casa, il suono dei tacchi da 12 cm che ticchettano sull’asfalto bagnato, un ritmo che si mescola al ronzio del plug blu che vibra nel mio culo, un battito costante che mi ricorda la mia identità: la schiava di Daniela. La mia fica, spalancata dai grossi anelli da 4 cm che pendono dalle grandi labbra, cola un liquido caldo che mi bagna le cosce, l’odore di muschio che si diffonde come un incenso profano, un miasma che mi segue mentre cammino. Il tatuaggio sul pube, la diavolessa sdraiata con la scritta SLAVE in caratteri gotici, brilla sotto la luce fioca dei lampioni, un marchio che pulsa con ogni mio passo. Le calze nere a rete larga graffiano la mia pelle abbronzata, un marroncino uniforme che racconta di spiagge lontane, e il soprabito, chiuso solo dalla cintura, lascia intravedere gli anelli ai capezzoli, un tintinnio metallico che echeggia come un inno alla mia depravazione.
In ufficio, l’odore di carta e toner mi accoglie, ma è il profumo di vaniglia di Luciana che mi travolge, una nuvola dolce che si mescola al mio muschio mentre entro. Mi tolgo il soprabito, il fruscio del tessuto che scivola, un suono che attira gli sguardi dei colleghi, e lo appendo all’attaccapanni. Il mio corpo è in mostra, gli anelli che scintillano, la catenella al clitoride che tira, un pizzicore che mi strappa un gemito: “A-ahhh!” Luciana mi aspetta, il tubetto di gel in mano, l’odore chimico che mi pizzica le narici. Mi siedo sulla poltrona, il cuoio freddo che sfrega contro il mio culo nudo, un brivido che mi fa tremare. Luciana spalma il gel sul tatuaggio, le sue dita che accarezzano la diavolessa, la scritta SLAVE che sembra prendere vita sotto il suo tocco, un contatto che mi fa colare la fica, l’odore di muschio che si intensifica. “Girati,” ordina, la voce ormai priva della timidezza iniziale, carica di un desiderio sadico. Obbedisco, il plug blu che vibra e lampeggia, un faro osceno che attira il suo sguardo. Lo estrae, un pop umido che squarcia l’aria, l’odore di muschio che esplode come una bomba. Spalma il gel sul mio buco, le sue dita che scivolano, un contatto che mi fa gemere: “Mmmh!” “Cazzo, Michela,” esclama, “quanto è eccitante vederti così sfondata.” Sorrido, euforica: “Sì, e ne sono felice.”
Senza preavviso, infila una mano nel mio culo, poi l’altra nella mia fica, un doppio fisting che mi squarcia, un ritmo feroce che mi devasta. Il suono della carne che si tende, un clap umido che echeggia, si mescola ai miei gemiti: “Siiii, spaccami!” Luciana, ormai posseduta da una lussuria selvaggia, muove le mani con forza, aprendo e ruotando, gli anelli che tintinnano, la barretta al clitoride che strofina, un piacere che mi fa urlare: “Più forte!” Squirto, un getto biancastro che bagna la poltrona, l’odore acre che riempie l’aria, un urlo disumano: “Siiiiiii!” Luciana, compiaciuta, lecca le dita, l’odore di muschio che la avvolge: “Hai un sapore delizioso, capa. Desidero anche io essere sfondata come te” Sul tavolo, un vasetto, l’odore di sperma che mi colpisce, acre e salato. “La tua colazione,” dice Luciana, un sorriso malizioso. Lo annuso, il profumo che cambia ogni giorno, oggi più denso, più selvatico, un mistero che mi eccita. Lo bevo, il sapore salato che mi brucia la gola, raccolgo le gocce con un cucchiaino, l’odore che mi soffoca, un gemito: “Mmmh!” Luciana mi guarda, stupita: “Sei una vera troia.” Sorrido, il cuore che batte: “È ciò che sono, per la mia Padrona.”

l pomeriggio, l’odore di smog e castagne arrostite mi avvolge mentre passeggio con Daniela per le vie di Milano, il suono dei nostri tacchi che echeggia, un ritmo che si mescola al brusio della città. Indossiamo solo i soprabiti bianchi, i nostri corpi nudi sotto, gli anelli che tintinnano, il plug che vibra, l’odore di muschio e sandalo che si intreccia, un cocktail che attira gli sguardi dei passanti. Arriviamo davanti al nostro sexy shop, l’odore di lattice e incenso che filtra dalla porta. Daniela mi guarda, i suoi occhi che brillano di sadismo: “Entriamo. Voglio che domini tua sorella, che la trasformi in una cagna sfondata come te. Ti piacerebbe?” Il cuore mi martella, un fuoco che si accende: “Sì, Padrona, ne sarei lusingata. Voglio vendicarmi di Sabrina, farla diventare una troia come me.” Daniela sorride: “Questo è il mio regalo per la tua obbedienza.”
Suoniamo, la porta si apre con un ronzio, l’odore di lattice e cuoio che ci travolge. Il proprietario, un uomo robusto con l’odore di sigaro stantio, ci riconosce: “Cosa posso fare per accontentare la tua voglia di porcate?” Daniela risponde: “Oggi sceglie Michela. Deve sfondare sua sorella.” Il proprietario sorride, e Daniela mi ordina: “Spogliati, esibisciti per i clienti, ci farà uno sconto.” Slaccio la cintura, il soprabito che scivola a terra, un fruscio che echeggia, il mio corpo nudo in mostra, gli anelli che scintillano, il tatuaggio che brilla, il plug blu che lampeggia. L’odore di muschio si diffonde, i clienti che si radunano, i loro sguardi che mi trafiggono, l’odore di sudore e desiderio che emana da loro. Il proprietario esclama: “È nuda!” Daniela ride: “Non vedi i suoi gioielli? Gli anelli, il tatuaggio, il plug. È una slave perfetta.” Mi muovo tra gli scaffali, l’odore di silicone e metallo che mi pizzica le narici, ogni oggetto un invito alla depravazione. Prendo in mano un dildo a cuneo, lungo 20 cm, con strisce colorate, l’odore di silicone fresco. “Cos’è?” chiedo. Il proprietario spiega: “Parte da 2 cm e arriva a 20 cm di diametro. Vuoi proprio sfondare tua sorella.” Sorrido: “Perfetto, lo prendo.” Poi aggiungo: “Voglio qualcosa di gonfiabile, che la spacchi davvero.” Mi conduce a uno scaffale, estrae un tubo di silicone nero con una pompetta, l’odore di lattice che mi inebria. Lo gonfia, da 8 a 12 cm, un mostro che mi fa tremare di eccitazione. “Questo,” dico, “voglio vedere il suo buco trasformarsi in una caverna.”
Il proprietario, eccitato, l’odore di sigaro e sudore che si intensifica, dice: “Gratis, se mi paga in natura.” Daniela ride: “Con quel cazzetto le fai solo solletico. Ti fa un pompino, davanti a tutti.” Mi inginocchio, slaccio i suoi pantaloni, l’odore muschiato del suo cazzo semi-duro che mi colpisce. Lo prendo in bocca, il sapore salato che mi brucia la lingua, succhio, la mia lingua che scivola, un dito che si insinua nel suo buco, un pop umido che echeggia. Geme, sborra in fretta, una piccola quantità, l’odore acre che mi soffoca. Raccolgo lo sperma con il dito, lo lecco, un gemito: “Mmmh! Oggi sono già a due” Mi rialzo, il soprabito che scivola sulle spalle, e usciamo, i clienti che sussurrano: “Che troia, ha ingoiato tutto. Guarda quel plug!” L’odore di lattice e muschio mi segue, un trofeo della mia depravazione.

Camminiamo verso il pub, l’odore di pioggia autunnale e fumo di sigaretta che si mescola al profumo di sandalo di Daniela, un’aura che mi avvolge come una catena invisibile. Il suono dei nostri tacchi da 12 cm ticchetta sull’asfalto bagnato, un ritmo sincopato che si intreccia al ronzio del mio plug blu, un battito che vibra nel mio culo, un fuoco che mi tiene viva.
Il cameriere ci riconosce, l’odore di birra stantia e sudore che lo avvolge, e ci conduce nella saletta privata al primo piano. La scala di vetro è un palcoscenico, e io mi fermo a metà, spalancando le gambe, il plug che lampeggia come un faro osceno, gli anelli che tintinnano, l’odore di muschio che si diffonde come una nebbia. Daniela fa lo stesso, i nostri corpi in mostra per i clienti seduti sotto, i loro sguardi che ci trafiggono, l’odore di desiderio represso che emana da loro, un coro di sussurri che mi accende. Nella saletta, l’odore di cuoio invecchiato e champagne frizzante ci accoglie, una melodia di pianoforte jazz che risuona dagli altoparlanti, sensuale e avvolgente, un ritmo lento che si intreccia al ronzio del mio plug. Daniela, con un ghigno sadico, ordina: “Proviamo il cuneo sul tuo buco.” Prendo il dildo a cuneo dal sacchetto, l’odore di silicone fresco che mi pizzica le narici, e lo fisso sul tavolino con la ventosa. Mi tolgo il plug, un pop umido che squarcia l’aria, l’odore di muschio che esplode. Appoggio la mia voragine al cuneo, che scivola dentro per 13 cm, le strisce colorate che brillano sotto la luce soffusa. “Alza le gambe,” ordina Daniela. Obbedisco, pesando sul cuneo, un urlo di piacere e dolore che mi sfugge: “Siiiiiii!” Il dildo affonda, 15 cm, un fuoco che mi squarcia, l’odore di muschio che si intensifica.
La porta si apre con un cigolio, e Gloria, la proprietaria del Club 84, entra, l’odore di patchouli e cuoio che la precede come un’onda oscura. I suoi occhi si spalancano, la bocca aperta per lo stupore: “Cazzo, Daniela, le hai sfondato il culo!” Legge la striscia colorata: “15 cm, è una voragine!” Daniela sorride: “È per sua sorella, ma lei è già pronta.” Gloria mi fissa, i suoi occhi che brillano di una lussuria feroce: “Posso usarla?” Daniela annuisce, e Gloria mi afferra per i capelli, un gesto brusco che mi strappa un gemito: “A-ahhh!” Mi fa inginocchiare, il mio buco in mostra, una caverna che pulsa sotto il suo sguardo. Senza preavviso, infila la mano nel mio culo, un fisting selvaggio che mi squarcia, il clap umido della carne che echeggia, un ritmo feroce che mi devasta. “Sfonda, più forte!” urlo, il piacere che si mescola al dolore, gli anelli ai capezzoli che tintinnano, la barretta al clitoride che strofina, un fuoco che mi consuma. Gloria spinge, la sua mano che si apre e ruota, l’odore di muschio che esplode, un urlo disumano: “Siiiiiii!” Squirto, un getto anale che bagna la sua mano, l’odore acre che riempie l’aria, un liquido biancastro che cola sul pavimento. Gloria ritrae la mano, leccandola, il sapore salato che immagino sulla sua lingua: “Hai un buon sapore, troia.”
Non sazia, mi spinge sul divanetto, le sue gambe spalancate, la sua fica depilata che emana un odore di patchouli e muschio, un nettare che mi inebria. “Leccami,” ordina, e io obbedisco, la mia lingua che scava, partendo dal suo buco del culo, un sapore acre e caldo, fino alla sua fica carnosa, il clitoride che mordicchio, un gemito che le sfugge: “Siiii!” Daniela si siede sulla sua bocca, la sua fica spalancata che soffoca Gloria, l’odore di sandalo che si mescola al patchouli, un cocktail che mi travolge. Gloria ansima, la sua lingua che scava in Daniela, un suono umido che echeggia. Il cameriere entra con lo champagne, l’odore di alcol frizzante che si intreccia al muschio, e resta, allibito, il suo sguardo che ci trafigge. Gloria, eccitata dalla sua presenza, mi ordina: “Apri la bocca.” Mi piscia in bocca, un getto caldo e acre che mi soffoca, l’odore di urina che mi travolge, un sapore salato che bevo, ogni goccia un sigillo della mia sottomissione. Esplodiamo in un orgasmo simultaneo, urla che squarciano l’aria, l’odore di muschio, patchouli e urina che ci consacra, un lago che bagna il divanetto. Il cameriere, imbarazzato, scappa, e noi brindiamo, l’odore frizzante dello champagne che ci avvolge, un brindisi alla nostra depravazione.

Gloria ci invita al Club 84 per una festa a tema, l’odore di patchouli che la segue mentre si veste, infilando un perizoma nero e un reggiseno a balconcino con bordi in pizzo bianco, una minigonna con spacco laterale che rivela le sue cosce, un maglioncino attillato che esalta le sue curve. “Siete troie perfette,” dice, ammirando i miei anelli e il tatuaggio, l’odore di cuoio che emana dal suo outfit. Usciamo, l’odore di pioggia e muschio che ci avvolge, il cameriere che balbetta, il suo cazzo duro visibile nei pantaloni, l’odore di sudore che lo tradisce. Daniela lo provoca: “Sei ben dotato, vero?” Lui, baldanzoso: “Vuoi vedere?” Daniela ride: “Forse la prossima volta.” La notte ci chiama, e il Club 84 ci accoglie con l’odore di fumo denso e cuoio invecchiato, una melodia elettronica che pulsa dagli altoparlanti, un ritmo oscuro che si intreccia al ronzio del mio plug blu, un battito che mi tiene viva. La sala è un mare di corpi sudati, l’odore di profumo economico e desiderio che si mescola, luci stroboscopiche che illuminano i miei anelli, il tatuaggio della diavolessa che brilla come un faro, un invito alla lussuria.
Daniela mi spinge verso un palco, l’odore di lattice e sudore che mi soffoca, una melodia di violino elettronico che risuona, passionale e straziante, un inno alla mia depravazione. “Esibisciti,” ordina, e io slaccio il soprabito, il fruscio del tessuto che scivola, un suono che echeggia nella sala. Il mio corpo è nudo, gli anelli che tintinnano, il plug che lampeggia, l’odore di muschio che si diffonde come una nebbia, attirando gli sguardi della folla, un coro di sussurri: “Che troia, guarda quel buco!” Sabrina entra, il suo plug verde che scintilla tra le chiappe, la gonna corta che rivela le calze a rete, l’odore di patchouli che la precede come una tempesta. I suoi occhi brillano di una lussuria nuova, l’arroganza di un tempo svanita, sostituita da una fame che la rende simile a me. Daniela ordina: “Sfondala, Michela.” Prendo il dildo a cuneo, l’odore di silicone fresco che mi pizzica le narici, e lo fisso al tavolo con la ventosa. Sabrina si inchina, il suo buco in mostra, una voragine che pulsa, e io infilo il cuneo, un colpo deciso che la fa urlare: “A-ahhh!” Le strisce colorate brillano, 6 cm, poi 10, il suo buco che si allarga, l’odore di muschio che esplode. “Più forte!” urla Sabrina, e io spingo, il clap della carne che echeggia, un ritmo che ci sincronizza, il suo corpo che trema sotto il mio dominio. Sento la sua resa, il suo buco che si arrende al cuneo, un piacere perverso che mi fa colare la fica, l’odore acre che si mescola al patchouli.
Daniela, dietro di me, estrae il mio plug e infila il suo strap-on nero nel mio culo, un colpo brutale che mi squarcia, un urlo che mi sfugge: “Siiiiiii!” Il suo ritmo è feroce, ogni spinta un’esplosione di piacere e dolore, il clap della sua carne contro la mia che si intreccia al ritmo del cuneo che io spingo in Sabrina. Siamo un trenino di lussuria, i nostri corpi sincronizzati, l’odore di muschio, sandalo che ci soffoca, un coro di gemiti che riempie la sala. Gloria si unisce, leccando la fica di Sabrina, il sapore la eccita, l’odore si intensifica. Io mordo i capezzoli di Sabrina, un morso erotico che la fa gemere: “Siiii, sorellina, spaccami!” Daniela, non sazia, estrae lo strap on mi ordina: “Apri la bocca.” Mi piscia in bocca, un getto caldo e acre che mi travolge, l’odore di urina che mi soffoca, un sapore salato che bevo, ogni goccia un voto di devozione. Sabrina squirta, un lago che bagna il palco, l’odore di muschio che si mescola al mio, un urlo disumano: “Siiiiiii!”. La folla applaude, l’odore di sudore e lussuria che ci avvolge, un altare di depravazione consacrato alla mia Padrona. Daniela mi sussurra: “Hai sfondato tua sorella, troia. Sei la mia schiava perfetta.” Il mio cuore pulsa, il mio corpo devastato, la mia anima marchiata per sempre. Poi distesa a terra Gloria mette la sua fica sulla mia bocca e mi piscia nuovamente in bocca seguita subito dopo da Sabrina. Ho bevuto veramente tutto ed ero pronta per andare oltre.

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